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Le attrici e gli attori che più spesso sono stati al suo fianco


In ordine sparso un elenco delle attrici e degli attori che hanno caratterizzato maggiormente i film di Louis de Funès. Alcuni sono nomi storici, emblemi del cinema, altri sconosciuti o quasi al pubblico italiano ma che con i loro volti hanno contribuito a rendere grottesche le tipiche situazioni di quei film. A volte protagonisti e altre volte impareggiabili spalle del collerico istrione francese.


Claude Gensac



Nata l' 1 marzo 1927, pochi sanno che questa signora alla fine degli anni 40, vinse il primo premio di drammaturgia al Conservatorio d'Arte Drammatica. Questo le permetterà di farsi conoscere dai grandi nomi del teatro, come Pierre Fresnay e Sacha Guitry. Quest'ultimo le offrirà una parte in "La vita di un onest'uomo". Si sposerà con l'attore Pierre Mondy ma la loro unione non durerà che qualche anno. In "Le grandi vacanze" e "Io, due figlie e tre valigie" interpreterà per la prima volta il ruolo di moglie di Louis de Funès. Si dice che nel 1956, Jeanne de Funès, vedendo in scena l'attrice in "La dame de chez Maxim's" di Feydeau, disse "Ecco ho trovato la tua moglie ideale nel cinema". Non si sbagliò affatto. Dopo la morte di Louis de Funès, fu messa un po' in disparte dai produttori. Louis la mise in guardia consigliandole di non restare nella sua ombra, di non accontentarsi di essere nel cinema identificata come la signora de Funès. Ebbe ragione, ma fortunatamente dopo alcuni anni si ricordarono di lei e riprese a lavorare in teatro, al cinema e a diverse serie televisive. Scomparsa il 27 dicembre 2016.



Colette Brosset




Mireille Darc





Alice Sapritch



Nata il 29 luglio 1916, attrice popolare, ha interpretato nella sua carriera i ruoli più disparati, in particolare in commedie ma anche in alcuni drammi o racconti storici. Sarà due volte Caterina de Medici nel 1961 e nel 1989, il suo ultimo ruolo. A metà degli anni 80 compare in alcuni spot pubblicitari. Morirà nell'incendio del suo appartamento il 24 marzo 1990.



Bernard Blier



Data e luogo di nascita: 11 Gennaio 1916, Buenos Aires, Argentina
Data e luogo di morte: 29 Marzo 1989, Saint-Cloud, Francia
Allievo di Jouvet, acquistò larga popolarità come personaggio allegro e buonista in un gran numero di film. Protagonista, fra l'altro, in Legittima difesa di H.-C. Clouzot (1947), L'école buissonnière di J.-P. Le Chanois (1949), Manèges di Y. Allégret (1950), ha interpretato numerosissimi ruoli di fianco, anche in Italia da La grande guerra (1959), ad Amici miei (1975), Voltati Eugenio (1980), Scemo di guerra (1984), Una botta di vita (1989).


Michel Coluche




Nel 1944 dal matrimonio tra Simone Bouyer, fioraia francese, e Onorio Colucci, imbianchino, emigrato da Casalvieri con la sua famiglia negli anni 20, come tanti italiani all’epoca, nasce Michel Gerard. La famiglia si restringe un pò di più nel minuscolo appartamento di Montrouge, nella periferia sud di Parigi. Ma, nel 1947, Onorio muore a trentuno anni. La sua scomparsa brutale provoca l’allontanamento dall’Italia nella loro vita. Simone, crescerà da sola e nelle ristrettezze i suoi due bambini. Lo studio non appassiona Michel. La vita di Michel somiglia a quella di ragazzi di quella zona operaia: gli amici, le ragazze … A quindici anni, comincia a lavorare. Svolgerà quattordici lavori diversi tra cui:  telegrafista, fotografo, cameriere, fioraio, fruttivendolo, venditore di giornali ecc. Venne chiamato più tardi a svolgere il servizio militare. Al suo ritorno però, si allontana da Montrouge. Il suo sogno è di fare successo; così nel 1968 affitta una camera nel quartiere latino e diventa cantante ambulante. Cerca di entrare in qualche cabaret, finalmente è assunto come lavapiatti in un locale dove finirà col fare uno spettacolo. E’ li che secondo alcuni testimoni gli sarebbe stato attribuito il soprannome “Coluche”.Nel 1984 è premiato con il maggior riconoscimento del cinema francese. Appassionato di moto, batte anche in Italia un record di velocità. Famoso, richiesto da tutti, si lancia in una grande avventura, quella dei « Restos du cœur », ossia, la distribuzione gratuita nelle città francesi durante l’inverno, di un pasto caldo per le migliaia di emarginati e di barboni. Circondato dai suoi amici artisti, moltiplica gli shows alla radio e in TV per recuperare i soldi necessari per questa operazione. Quell’inverno, vengono distribuiti 8,5 milioni di pasti. Il 19 giugno 1986, a 41 anni, muore in moto in Provenza, dove, circondato da amici, come al suo solito, preparava uno spettacolo. Riposa a Montrouge, dove ad accompagnarlo, ci sarà anche Yves Montand.


Bourvil



Prende il nome d'arte modificando quello di Bourville, la cittadina della Normandia dove si era trasferito a tre anni con la famiglia. Quando comincia a suonare nella banda del paese e poi, nel 1940 negli spettacoli per le truppe, sceglie prima il nome di Andrel in omaggio al suo idolo, Fernadel. Da suonatore man mano si trasforma in attore di vaudeville ma arriva al cinema con successo nel 1946 con il personaggio di Lèon Ménard inventato da André Berthomieu che lo dirige più volte. I suoi migliori successi sono però con Gérard Oury. Muore per intossicazione da mercurio (sindrome di Khaler).


Paul Préboist



Nato il 21 luglio del 1927, re dei secondi ruoli che alcune volte sono più apprezzati di quelli dei protagonisti, numerose le sue partecipazioni nelle serie televisive. Louis de Funès aveva per lui una sorta di adorazione. Si spense l' 8 marzo del 1997, circondato dai suoi pochi ma intimi amici.







 Jean Lefebvre




 


Jean Gabin



Data e luogo di nascita: 17 Maggio 1904, Parigi, Francia
Data e luogo di morte: 15 Novembre 1976, Neuilly-sur-Seine, Francia
Non c'è un solo Gabin ma ne esistono ben tre. Quello che inizia la sua carriera con i film di Jean Duvivier, vittima romantica della gelosia o della passione (Il giglio insanguinato, La bella brigata, Pepé-le-Moko). Il senso dell'onore virile in un universo proletario di cui diviene l'eroe, lo sguardo di chi ha conosciuto l'infelicità e ancora ne porta i segni lo contraddistinguono e lo fanno diventare il secondo Gabin, quello che gira con Jean Renoir alcuni dei suoi film migliori (Verso la vita, La grande illusione, L'angelo del male). Ormai i personaggi rischiano di essere assorbiti dall'unicità del suo volto rude ma onesto. Ma Gabin è sempre attento a indagare nelle loro psicologie per non schiacciarle con la sua personalità. Il terzo incontro fondamentale è quello con la coppia Carné-Prévert con cui gira Il porto delle nebbie e Alba tragica che gli consente di sviluppare dei personaggi sempre più legati a un pessimismo esistenziale. La Seconda Guerra Mondiale costituisce uno spartiacque nella sua carriera. Il fisico ormai non più scattante e la canizie lo spingono ad ammorbidire la sua 'maschera' consentendogli di comparire in ruoli che vedono il trionfo popolare nei panni del commissario Maigret da Simenon. Anche quando si lascerà andare ad accettare parti in film di serie B avrà sempre modo di riscattarsi con uno sguardo di quelli solamente 'suoi'.


Yves Montand



Yves Montand, al secolo Ivo Livi, nacque il 13 ottobre 1921 a Monsummano Alto, in provincia di Pistoia. Italianissimo dunque, anche se nel 1924 fu costretto con la famiglia a emigrare a Marsiglia, in fuga dal regime fascista; tutta la sua storia artistica si è poi svolta in Francia, diventando a tutti gli effetti un oriundo di quel paese.
A qualche anno dal suo trasferimento forzato Montand ha modo di mettere in luce, nelle ricca e articolata vita parigina (che offriva da questo punto di vista più possibilità della provinciale Italia) le sue qualità di fine attore e chansonnier suadente, che lo imporranno al grande pubblico come figura alta e rispettabile.
Artista versatile, recita nel suo primo film "Mentre Parigi dorme" nel 1946, sotto la regia di Marcel Carné, un nume tutelare della settima arte e Nathalie Nattier. In quegli anni avviene il colpo di fortuna: Joseph Kosma compone per il film, su parole di Prévert, la canzone "Les feuilles mortes" e lui la porta al successo nel mondo intero. Un brano malinconico e delicato che ha fatto storia, poi sfruttato fino all'inverosimile come "standard" da centinaia di jazzisti.
Amico di star come
Edith Piaf e Simone Signoret, fu introdotto da queste nel giro del grande cinema e si mosse con disinvoltura dalla commedia al dramma fino a diventare l'invidiatissimo partner di Marilyn Monroe in "Facciamo l'amore" (1960). Tra gli anni '70 e gli anni '80 tratteggerà figure di uomini un po' segnati dalla vita ma mai del tutto vinti con la regia di Sautet. Il regista Costa Gavras lo volle per i suoi film "Z L'orgia del potere", "La confessione" e "L'Amerikano".
Come scrive mirabilmente Giancarlo Zappoli nel dizionario Farinotti "Per chi aveva vent'anni nel '68, il volto di Montand (trasmutante da un sorriso disarmante a una pensosità matura) era strettamente legato ai personaggi dal contenuto altamente politico offertigli da Costa Gavras. Dalla sua recitazione emergeva una passione politica orientata a sinistra ma già pronta al disincanto onesto quello cioè che vede gli errori commessi ma non per questo rinnega gli ideali".
Anche i suoi amori sono stati celebri, a partire da
Edith Piaf, che dal 1944 gli è stata accanto per tre anni, guidandolo con intelligenza e avviandone l'evoluzione verso la canzone popolare parigina, fino a Simone Signoret che sposò nel 1951 e con cui formò nella vita - come in scena - una coppia leggendaria. Yves Montand è morto il 9 novembre 1991, all'età di 70 anni.


Michel Galabru



Data e luogo di nascita: 27 Ottobre 1922, Safi, Morocco
È uno dei volti più noti del cinema francese. Molto attivo anche in teatro, debutta nel 1951 con Ma femme, ma vache et moi di Jean Devaivre. Specializzato in ruoli comici lo troviamo spesso a fianco di Luis de Funés. Pur potendo interpretare qualsiasi ruolo si orienta sempre più verso la commedia. Resta famosa la sua interpretazione del Vizietto (1978) a fianco di Michel Serraut e Ugo Tognazzi. Nei primi Anni Settanta interpreta in Italia la nota serie di film sul Colonnello Buttiglione.


Robert Dhéry



Attore e regista. Debutta sul grande schermo nel 1945 nel film "Les enfants du paradis" di Marcel Carné. Tre anni dopo, forte della fama di attore impegnato, dà vita alla compagnia teatrale "Les Branquignols", che l'anno seguente approda al cinema con un film dal titolo omonimo. In carriera dirige ed interpreta diversi film, soprattutto commedie. Fra i suoi titoli più noti "La bella americana" (1961) e "Quarto comandamento"(1987). Muore a 83 anni nella sua casa di Parigi per un infarto.



Jean Marais



Data e luogo di nascita: 11 Dicembre 1913, Cherbourg, Francia
Data e luogo di morte: 8 Novembre 1998, Cannes, Francia
Il suo apprendistato teatrale ebbe una svolta quando conobbe Jean Cocteau, che gli affidò il ruolo di protagonista in molte delle sue commedie. Famoso in patria, dove si era conquistato il favore del pubblico femminile grazie anche alla non indifferente bellezza, negli anni Quaranta e Cinquanta si impose all’estero in una grande varietà di personaggi. Il suo nome resta legato a ruoli romantici di seduttore, di eroe spadaccino, bandito gentiluomo, raffinato uomo di mondo e rappresenta tuttora uno dei capisaldi della cinematografia francese. Nel 1964 ha iniziato la prima di una divertente serie di pellicole su Fantomas, diretta da André Hunnebelle.


Jacques Villeret 



Data e luogo di nascita: 6 Febbraio 1951  Loches, Francia 
Data e luogo di morte: 28 Gennaio 2005  Evreux, Francia
È uno degli attori comici più amati del cinema francese. Grassocio, capelli ricci neri, «l'ingenuo, simpatico capro espiatorio» tipico. Dopo molto teatro e Molière, esordì nel cinema con R.a.s. di Yves Boisset (`72), diventando spirito malleabile per qualunque regista (da Goretta a Pialat, da Rozier a Mordillat...). Ma fu Claude Lelouch a farne un suo attore-feticcio (tra gli altri Le bon et le mechant, `74; Robert et Robert, cioé Agenzia matrimoniale, '78, premio César come attore non protagonista). Il César da protagonista gli arrivò per La cena dei cretini del '99, di Francis Veber. Molti i trionfi tra i quasi 90 film, da La soupe aux choux di Jean Girault, '81, dove è un extraterrestre (e che è diventato un film cult) a Passemontagne con e di J.F. Stevenin, ('97), da I ragazzi del Marais a L'ultima estate a Tangeri. E, indimenticabili i suoi «camei» in Danton di Wajda; Prenom Carmen e Soigne ta droite di Godard, in Black Mic Mac di Gilou e soprattutto nel ruolo di «Monsieur John Wayne», parà Oas, torturatore di partigiani algerini in Gli anni folli del twist di M. Zemmouri, quando, scaraventata la testa del patriota dentro l'immancabile secchio d'acqua dei polpettoni del Fln, si rende conto che il contadino, assetato come è il Terzo Mondo, se l'è bevuta tutta…



Olivier de Funès



Philippe Noiret



Data e luogo di nascita: 1 Ottobre 1930, Lille, Francia
Studia recitazione con Roger Blin, quindi entra al Théàtre National Populaire (TNP) di Jean Vilar, dove reciterà per una decina d’anni, coltivando parallelamente il cabaret assieme a Jean-Pierre Darras. Il suo esordio al cinema, nel 1956 in La pointe courte di Agnès Varda, ha un sapore del tutto occasionale; tuttavia, trascorsi cinque anni, la sua figura comincia ad apparire con frequenza via via crescente sugli schermi del cinema francese, seppure ancora in ruoli secondari. Nel 1960 è lo zio di Zazie in Zazie nel metrò di L. Malle, nel 1961 recita in Tutto l’oro del mondo di R. Clair, nel 1965 è in Parigi brucia? di R. Clément (per citare i nomi più noti). Nel 1969 è accanto a Michel Piccoli in Topaz (A. Hitchcock), ma la vera popolarità arriva negli anni 1970, quando interpreta uno dei quattro amici che vogliono suicidarsi a furia di cibo e sesso in La grande abbuffata di M. Ferreri (1973), con il quale gira l’anno seguente Non toccare la donna bianca. Sempre nel 1974, sostiene con successo il ruolo drammatico offertogli da B. Tavernier in L’orologiaio di Saint-Paul, riconfermando le sue capacità interpretative l’anno successivo in Il giudice l’assassino e Che la festa cominci, ancora di Tavernier. A partire dal 1975, quando recita in Amici miei di M. Monicelli, la sua carriera si divide tra la Francia e l’Italia, dove nell’arco di tre lustri interpreterà diversi film d’autore, a partire dal Deserto dei tartari di V. Zurlini (1976) per arrivare a Dimenticare Palermo di F. Rosi (1990), passando per I tre fratelli di F. Rosi (1981), Speriamo che sia femmina di M. Monicelli (1986), La famiglia di E. Scola (1987) e Nuovo cinema Paradiso di G. Tornatore (1988). In patria continua la collaborazione con Tavernier in Colpo di spugna (1981) in cui ricopre uno dei suoi ruoli più interessanti ed elaborati –e La vita e niente altro (1989), nonché la partecipazione a numerosi altri film, anche per la televisione.




Lo sapevate che hanno recitato al suo fianco anche :



Lando Buzzanca



Data e luogo di nascita: 25 settembre 1935, Palermo
Gerlando Buzzanca, che da sempre si fa chiamare solo Lando, è sempre stato un attore macchietta, e la critica con lui si è sbizzarrita ed è sempre stata piuttosto feroce. Etichettato come attore di serie B, il siciliano Buzzanca non ha mai vestito indimenticabili o grandiosi ruoli rimasti nella storia del cinema. Nato nel 1935 a Palermo, Lando è partito dalla sua Sicilia alla volta di Roma quando aveva 16 anni, questo per cercare di realizzare il suo sogno: diventare attore. E prima di calcare le scene ha lavorato come cameriere, scaricatore di mobili, comparsa, tutto per rimediare qualche soldo e cercare di sopravvivere. Gag, e battute sempre di cattivo gusto, sono quasi tutto il suo bagaglio professionale, anche se lui non desiderava affatto fare il comico. Ha avuto un breve periodo anche come attore drammatico, questo agli inzi della sua carriera. Lando Buzzanca che ha tutta l'aria e l'atteggiamento di una persona un po' saccente, ha delle idee e teorie tutte sue su quanto sia facile far piangere e quanto sia difficile far ridere. Eppure lui, che si sente un maestro, ha lavorato spesso solo in film leggeri e senza pretese. Pietro Germi lo ha voluto nel suo Sedotta e abbandonata e poi in Divorzio all'italiana, ma anche in quel caso l'attore siciliano ha comunque vestito i panni dell'uomo tonto, senza grandi interessi e fessacchiotto. Apparantemente superbo, Buzzanca, senza il fascino di un Mastroianni, senza la personalità di un Gassman, o il talento di un Manfredi e di tutti i grandi attori di quella generezione, dice di spopolare con i suoi film in Giappone, Grecia, Svizzera e Israele. Forse però il comico siciliano un'occasione l'ha persa. Poteva essere lui il mangiafuoco nel Pinocchio di Benigni, ma i due non si son messi d'accordo per via di una "e". Buzzanca, infatti, pretendeva che il suo nome nei titoli inziali del film scorresse, differenziandosi dagli altri del cast, preceduto da una "e" (come le grandi guest star). Ma Roberto Benigni non è stato di questo avviso e non se ne fece nulla.


Bice Valori



Data e luogo di nascita: 13 Maggio 1927, Roma, Italia
Data e luogo di morte: 17 Maggio 1980, Roma, Italia
Iniziò giovanissima una carriera assai intensa, lavorando con pari fortuna alla radio e alla televisione, nel doppiaggio e nel cinema, nella rivista e nel teatro da camera. L’ironia salace e l’irridente simpatia la resero una delle presenze più colorite e apprezzate del piccolo schermo, dove spesso comparve accanto al marito Paolo panelli, dando vita con lui ad un affiatatissimo duo comico. Calandosi in efficaci caratterizzazioni, come la popolana esplosiva e petulante o la ragazza smaniosa di marito, si mosse attraverso tutti i generi dell’intrattenimento televisivo. Laureata in lettere, diplomata all'Accademia nazionale d'arte drammatica, negli anni ’50 ha lavorato molto nel teatro di rivista ( Controcorrente, 1953; Senza rete, 1955). In radio ha lavorato spesso con la regia di Luciano Mondolfo e con la regia di quest'ultimo ha partecipato a uno straordinario spettacolo comico, Sei storie da ridere (1956), insieme a Monica Vitti, Gianrico Tedeschi e Alberto Bonucci. In televisione ha preso parte al varietà di Antonella Falqui Eva ed io (1961), interpretò il personaggio dell’odiosa direttrice del collegio nello sceneggiato musicale Il giornalino di Gian Burrasca (1964-65), prese parte al varietà musicale Biblioteca di Studio Uno (1964), sostenne il ruolo della regina nella commedia musicale La vedova allegra (1968) e presentò, a fianco di Alighiero Noschese, due edizioni del varietà Doppia coppia (1969-70); con Panelli fu la spigliata ed ironica intrattenitrice di importanti varietà, come Studio Uno (1965-66), Speciale per noi (1971) e Ma che sera (1978) con Raffaella Carrà e Alighiero Noschese. In teatro va ricordata la sa partecipazione a tre bellissime commedie musicali di Garinei e Giovannini: Rugantino (1962, 1968 e 1978), con Nino Manfredi, Aldo Fabrizi e Lea Massari; Aggiungi un posto a tavola (1974) con Johnny Dorelli, Daniela Goggi e Paolo Panelli; Accendiamo la lampada (1979) con Johnny Dorelli, Gloria Guida e Paolo Panelli, che fu il suo ultimo spettacolo. Si spense prematuramente a causa di un terribile cancro, lasciando un vuoto che non si colmerà mai...


Renzo Montagnani



Data e luogo di nascita: 1930, Alessandria, Italia
Data e luogo di morte: 1997, Roma, Italia
Laureato in farmacia, viene scoperto da Macario ed esordisce in teatro come spalla di Carlo Dapporto. Ma è nel cinema che ha successo grazie alla partecipazione al film Metello (1970), tratto dal romanzo di Vasco Pratolini, diretto da Mauro Bolognini. Per ironia della sorte, questo fortunato exploit gli porta solo proposte per film erotici all'italiana che non hanno affatto valorizzato il suo buon talento. Il teatro gli ha reso però giustizia con alcune ottime interpretazioni di testi di Shaw, Feydeau, Svevo e Lunari. Dotato di una umorismo schietto e immediato, Montagnani è stato certamente uno dei maggiori esponenti della comicità toscana. Oltre alla partecipazione cinematografica in Amici miei (atto II e atto III) di Mario Monicelli, la vera popolarità di Montagnani è dovuta comunque al personaggio del sanguigno parroco don Fumino da lui impersonato in una serie televisiva. È stato anche un ottimo doppiatore: sua la voce di Charles Bronson, Philippe Noiret, Michel Piccoli, Albert Salmi, sino al gatto Romeo (“er mejo der Colosseo”) nel cartoon disneyano Gli Aristogatti. Renzo Montagnani è morto il 22 maggio 1997 per un male incurabile.



Vittorio Caprioli



Data e luogo di nascita: 15 Agosto 1921, Napoli, Italia
Data e luogo di morte: 2 Ottobre 1989, Napoli, Italia
Interprete ironico e versatile, a suo agio sia nei ruoli drammatici che in quelli brillanti, Vittorio Caprioli lascia Napoli giovanissimo per diplomarsi all'Accademia d'arte drammatica di Roma. Debutta nel 1942 con la compagnia Carli-Racca, lavorando con Vittorio De Sica, Nino Besozzi e Vivi Gioi nella commedia I giorni della vita di William Saroyan. Esordisce al Piccolo Teatro di Milano nel 1948 ne La tempesta di William Shakespeare (diretto da Giorgio Strehler) e subito dopo interpreta Il corvo di Carlo Gozzi (1948-49). Resta a Milano fino al 1950, ottenendo parti importanti in Questa sera si recita a soggetto, I giganti della montagna di Luigi Pirandello e La famiglia Antropus di Thornton Wilder. Proprio nel 1950 fonda con Franca Valeri (che diverrà in seguito sua moglie) e Alberto Bonucci la compagnia del “Teatro dei Gobbi” che propone un tipo di spettacolo sottilmente satirico, fatto di gag sornione e di battute mordaci, totalmente privo di testi scritti. Nel 1954 interpreta la prima assoluta italiana di Aspettando Godot di Beckett e firma la regia di Le catacombe, C'è speranza nel sesso e Meno storie, scritti e interpretati da Franca Valeri. Successivamente decide di allontanarsi dal teatro per dedicarsi, sia come attore sia come regista, al cinema, ottenendo discreti risultati. Fra le sue pellicole migliori vanno ricordate: come attore, Luci del varietà (1951), Carosello napoletano (1953) e Zazie nel metrò (1960), mentre come regista certamente Parigi o cara (1962). Intanto lavora anche per la televisione, che però non riuscirà ad amare veramente (« Soffro più che altro per l’assenza del pubblico, che considero parte integrante e insostituibile dello spettacolo cui partecipo”). Negli primi anni ’80 torna definitivamente al teatro con Ragazzi irresistibili di Neil Simon, Mercadet l'affarista di Honoré de Balzac e La bottega del caffè di Carlo Goldoni. La sua ultima e importante interpretazione è la Trilogia del teatro nel teatro di Luigi Pirandello con la regia di Giuseppe Patroni Griffi.

 
 
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